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COVID-19, il terrore nelle nostre case, ci ha fermato.

12 marzo 2020

Viviamo un momento straordinario.

Un momento di cambiamento.

Il COVID-19 ci sta facendo cambiare prospettiva. Non che prima non l’avessimo. Semplicemente ce ne eravamo scordati, l’avevamo messa da parte, in un cassetto.

Fermarsi.

Abbiamo dimenticato cosa sia fermarsi.

Fermarsi ad osservare.

Tutto è sospeso, galleggiano le cose intorno a noi, mentre un secondo prima tutto il mondo correva velocemente verso una meta ingannevole, il progresso, produrre produrre…………

Dalla mia finestra si sentono continuamente le sirene delle ambulanze, che corrono per la città a soccorrere i nostri cuori.

Benedico il COVID-19, provo amore per esso. Sembra paradossale, ma la natura sa il fatto suo. Sa quando e come intervenire. Come bambini viziati ci è stato tolto il giocattolo. Siamo rimasti spiazzati. Stiamo per piangere, una bizza infinita. Eppure è il momento di crescere. Capire. Capire che stiamo cambiando, che lo si voglia o no. Capire che siamo nulla sulla Madre. Siamo piccoli, indifesi, fragili. Possiamo essere spazzati via con qualche giorno di intense piogge, o incendi indomabili, andare al Creatore con un semplice virus. Quanto ci fa apprezzare la vita questa consapevolezza?

Ora lo vediamo, ora che ci siamo fermati.

Sembra che il virus si riproduca all’interno delle cellule polmonari, e se queste sono compromesse dall’inquinamento, dallo smog, dal fumo, allora la riproduzione diventa dannosa e l’organismo si ammala pesantemente, rischiando il collasso, viceversa è asintomatico nella riproduzione delle cellule sane. È incredibile come sia arguta l’intelligenza della natura.

Quante riflessioni questo CORONA VIRUS ci sta facendo fare.

Il cambiamento climatico, l’inquinamento, la corsa pazza e frenetica verso il precipizio dell’industrializzazione e produzione folle e senza controllo.

Lo smart working, lavorare da casa. Prendersi del tempo per se, leggere, cucinare, stare con i figli.

Non potersi abbracciare.

L’amore dei nostri medici, infermieri, la nostra sanità italiana, una eccellenza. Siamo più buoni, ci amiamo di più, ora che non possiamo abbracciarci e baciarci.

Solo adesso capiamo quanto per noi è importante dimostrarci affetto. Essere costretti a stare lontano dai nostri cari.

GRAZIE CORONA VIRUS

GRAZIE COVID-19


Questa bellissima poesia racchiude tutto quello che volevo esprimere in questo post.

È un po’ lunga, ma abbiamo più tempo in questi giorni. Le parole sono di Mariangela Gualtieri, meravigliosa poetessa!

Nove marzo duemilaventi

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere –
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora –
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.


Bellissima riflessione dello psicologo Morelli

“Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte.
Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…
In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati nè domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.
Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con  un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
Sappiamo ancora cosa farcene? 

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.
Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?

In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunita, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto. 
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.”

(Cit. F. MORELLI)


Un bellissimo video di Darinka Montico, lettera del Virus, di cui condivido appieno il contenuto.


E ora link il bellissimo episodio podcast di Paola Maugeri dal titolo: Episodio 30: “Riscopriamo l’importanza del riposo nella società della performance”, PMConfidential. Ecco le parole introduttive di Paola:

Perché nella nostra società si parla sempre più di performare ma sempre meno di riposare? Perché riposare sembra sia assurto a sinonimo di negligenza e inefficienza?

La verità è che il nostro vivere in questa parte del mondo ha fatto sì che ci adattassimo a dei ritmi imposti dalle leggi del mercato e del profitto, ecco perché siamo sempre più stressati!

In questa società composta non più da human beings ma da human doings, dobbiamo riscoprire il prezioso valore del riposo.

Se l’episodio ti è piaciuto, ti chiedo di condividerlo sui social usando gli hashtag #professioneessereumano e #pmconfidential e di lasciare una recensione a cinque stelle così che sempre più persone possano ascoltare PMConfindential.

 

Ascolta “Episodio 30: “Riscopriamo l’importanza del riposo nella società della performance”” su Spreaker.